David Giovannini

Profilo di Artista

Valerio Franconi
L'Appennino camerte
22 luglio 2006

David Giovannini, la pittura come sogno

Trentacinque anni di attività artistica. Mostre in Italia e all'estero. Presenza qualificata in musei e gallerie d'arte. Lusinghieri successi di critica e di pubblico. David Giovannini è una figura della nostra vita, sta insieme alla nostra giovinezza, insieme alla prima mostra a Visso, agli anni che si accavallano, al ritrovarsi nello spazio espositivo della biblioteca comunale, al caldo e al solleone. Anche se non tutti ricordano i suoi primi quadri tutti sanno che vive ad Aschio dove prendono forma le tele e le incisioni ispirate agli ambienti delle Marche e dell'Umbria. La zona di Aschio è tra le più panoramiche delle frazioni di Visso. Ciò che seduce è la dolcezza e l'ampiezza del panorama sottostante che ricalca l'amabilità dei boschi e delle valli dei monti Sibillini. Nulla vi è costretto o limitato. Lo sguardo può allontanarsi verso altri monti e più lontane cime di lontani orizzonti. Cinque secoli fa Paolo di Giovanni da Visso viveva in questo luogo dove era nato perché avvertiva di amare il verde cupo della montagna vissana intriso di chiese fra le quali sentiva aleggiare il divino. La passione per la pittura l'ha invitato altrove a dipingere madonne, annunciazioni, scene allegoriche e a tenere bottega a Visso nei pressi del comune. La chiesetta che non c'è piùSe il luogo è destino il pittore David Giovannini non poteva che vivere ad Aschio fin dall'infanzia e sulla scia di quel lontano conterraneo diventare funambolo del racconto per immagini e colori, giocando con la varietà della sorpresa come se la vita fosse un sogno su tela fatto di colori e di esotismi: clown plasmati dalle invenzioni pittoriche, tuffi avvincenti nella riscoperta del paesaggio, cavalli al pascolo e case da racconti delle fate, alberi e fiori incantati che corteggiano acque soffuse di romanticismo, scenari di tinte pastello, deliri fantastichi e romanzeschi fra le forze della natura, pupazzi fasciati di nostalgia, spassosi e scatenati suonatori di musica jazz, luci cangianti e prospettive dinamiche, che inondano i quadri proiettando il racconto visuale di una fiaba. È il sogno che ha sposato l’arte pittorica alla grafica e che appartiene profondamente all'artista, ai suoi ricordi, agli amori lontani, ai rimpianti e a tutte le cose che muovono quella piccola commedia umana che è l'esistenza. Nuovi codici artistici inseguono l'arte di un uomo che della pittura ha fatto il suo gioco, la sua ossessione, la sua sperimentazione, facendo affiorare un mondo arioso e pirotecnico, un flusso di figure, luci, acque, allegorie cangianti, prati come tavolozze di colori, paesi stellari, affreschi tridimensionali, fioriture che si proiettano su schermi di laghi e orizzonti illimitati, mareggiate iperboliche che si alzano verso il cielo plumbeo come se niente fosse. E l'imponenza delle scenografie si accorda con l'omogeneità della linea e la leggerezza delle sfumature cromatiche. Popolano questa dimensione favolosa e fantastica luoghi conosciuti e praticati durante tutta l'esistenza, atmosfere sospese dove è facile rintracciare le condizioni splendide del passato: La capanna di Jacola capanna di Jaco, pastore in maremma, cacciatore di volpi, di faine, di martore e raccoglitore di bacche di ginepro; le immagini di Ussita del primo Novecento e la chiesetta delle Palombare, da consegnare al sentimento e alla memoria; il gatto Biancone amato e perduto; la tolettina di nonna Marietta che sembra prestata da Amarcord. E attorno a queste schegge native del cuore c'è ancora Aschio, la sottostante valle di Tazza, la casa natale di maestro Paolo. C'è una pittura che vuole recuperare il silenzio, la piacevolezza e la sensibilità della linea che ingentilirono la tecnica del maestro vissano, come se ci fosse un passaggio di testimone, una traduzione moderna dello stile che si oppone a un eccesso di comunicazione sempre più invadente e volgare. Non una mostra, ma tante mostre. Però sull'unico filo conduttore dell'immediata comunicabilità dell'immagine o della natura sentimentale del maestro, dove c'è posto per i ritratti di Tancredi il farmacista, di Carluccio Gentili, di Dario Mattei e per i volti innocenti dei bambini. Non è vero che le fiabe e i sogni appartengono solo agli scrittori. Anche i pittori possono suscitare stati d'animo e attrazioni. Giovannini ferma un mondo insolito pervaso da incantesimi. Non ci sono le fate; elfi e gnomi sono invisibili. Le immagini testimoniano però eccezionali bagni di neve, di bianco infinito, di fioriture, di boschi, di laghi, in cui perdersi e ritrovarsi è tutt'uno. I sogni di Giovannini sono i fiori di Anna, la primavera sul lago di Polverina, la gente nei giorni di festa, l'ulivo secolare. Anche in queste visioni la mente cerca ricordi, emozioni, come nel mare d'inverno e nel bosco degli Appennini, così carichi di vuoto da lasciare spazio alla ricerca di sé. Quei vecchi giocattoli cari al ricordo, sulla tela conquistano una seconda vita. La bambola bambina, il vecchio Motom, la bicicletta di Jaco, la campagnola di Rivelli sembrano le strutture portanti di un mondo diverso, come pure la fornace di Appennino. In tante primavere prorompenti invece si trova pace. I colori accesi dei girasoli sono le sorprese della vita rappresentata come un mare infinito con un orizzonte lontano. Dalle nevicate senza voci esplode la imprevedibilità del vivere dove c'è ancora posto per i sogni. Ognuno insegua i suoi. L'assoluto e l'infinito sono molto lontani da noi. Se vogliamo coglierli dobbiamo rifletterli nella preghiera dell'infanzia, in una poesia di pochi versi, in un quadro di mezzo metro. O dietro una siepe.
Valerio Franconi