David Giovannini

Profilo di Artista

Remo Brindisi

Al Maestro Remo Brindisi mi lega un rapporto ben al di là dell'ammirazione nei confronti di un grande Artista.
A Lui devo gran parte della mia crescita artistica.
Conservo il prezioso ricordo della sua amicizia e del paterno affetto di cui Egli ha voluto gratificarmi, come mostra l'elzeviro che mi ha dedicato, riportato qui sotto. Non ho traccia della sua pubblicazione, ma mi è rimasto, molto più gradito, il manoscritto originale da lui consegnatomi.

Le avanguardie degli anni '60 sono finite da un pezzo, con le loro tensioni innovative, le loro capacità di rimettere tutto in discussione. Queste avanguardie sfociarono in stagnanti tentativi di ricerche già consolidate: dal cubismo al futurismo, all’espressionismo e poi al suprematismo, dal costruttivismo, dal neo plasticismo, al surrealismo. Sconvolsero l’andamento di chi non si atteneva ai nuovi canoni rischiando di essere schiacciato inesorabilmente.
Fermenti e innovazioni negli stessi anni presero una via parallela: Kandinski, Mondrian, Afro, Vedova, Mathieu, Hartung, tutti sulla stessa barca, ma remando in maniera diversa che li porterà a scontrarsi con i tradizionalisti: Annigoni, Sciltian, i Fratelli Bueno, Guttuso.
Ma c’erano ancora pittori ancorati alla realtà, nostalgici solo come esperienza all’impressionismo, e tra questi David Giovannini, che da autodidatta negli anni ’70 dipingeva e faceva come tanti. Vidi i suoi quadri alla Galleria Cirquadro di Civitanova. Dopo quattro anni me lo trovai come all’allievo all’Accademia nella quale io ero docente nella cattedra di pittura, e mi resi subito conto del talento e della sensibilità innata che Giovannini aveva, ma soprattutto un grande entusiasmo, con grande volontà di sperimentare: un grande lavoratore! Lo citavo come esempio molte volte nelle lezioni che tenevo, per il coraggio di salire una vetta di ridiscendere e risalirne un’altra. Mi trovai un Giovannini diverso da quello che avevo visto al Cirquadro di Civitanova, e questo mi sorprese. Mi incuriosii, interessandomi a lui. Aveva cambiato radicalmente tutto. Era sbarcato in un’espressione tonale con colori grigi. Interessante la sua tavolozza!
Una ricerca unica che è durata otto, dieci anni. Chiedeva sempre il mio parere. Lo incoraggiai.
Un giorno bussò al mio studio. Lo feci sedere e parlammo. D’un tratto gli detti una pacca sulla spalla e gli dissi : “Vuoi insegnare?”. Ma (un’altra sopresa!) secco, educato e sicuro di sé, mi disse che l’insegnamento non gli interessava. Io replicai: “Ma cosa vuoi fare?”. Mi rispose: “Il Pittore”. Rimasi in silenzio 5-6 secondi, poi replicai: “Ricordati che vivrai un’avventura e lui senza scomporsi rispose: “Me la lasci vivere professo’ ”.
Negli anni ’80 finì l’Accademia laureandosi a pieni voti e sparì. Lo invitai a molte collettive a cui partecipò degnamente. Dopo alcuni anni mi fece visita al Museo di Lido di Spina, più di una volta. Una volta mi portò alcuni dipinti e di nuovo mi sorprese, ma ero felice, aveva di nuovo cambiato e aveva ascoltato i miei consigli. Dopo 15 anni gli dissi: “Adesso guarda la pittura degli anni ’70, metti insieme le tue esperienza e vedrai che tutto si arricchirà”. E fu così.
Era ritornato ad un colore luminoso, vibrante, con una pennellata sicura, e notai esperienze astratte gestuali, reminiscenze fiamminghe,Goya, Velasquez, El Greco, tutto in chiave moderna, poi Rosai, Soffici, Sironi, De Chirico. Fui soddisfatto. Gli feci tanti auguri.
“Tanti auguri Giannini”
e lui “Giovannini professo’ ”
e io: “Auguri Giannini per la tua carriera e buona fortuna”.
Remo Brindisi

Questo è un invito autografo che Remo Brindisi faceva avere ai suoi amici,
con cui Egli segnalava garbatamente la mia opera nell'ambito di una collettiva.