| Il Resto del Carlino- Cultura&Spettacoli -30 maggio 1999 |
| CON I RITMI DELLA NATURA. Il pittore David Giovannini, un artista dall'antica manualità. |
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VISSO - Qui il terremoto recente ha portato
danni gravi, ma ti accorgi subito che lo spessore dell'animo di
questa gente non co-nosce cedimenti, non si sgretola di fronte alle
calamità. Sono marchigiani solidi, positivi, di montagna, abituati
agli incerti della natura, del vivere, della storia, che da questi
posti per la verità si è mantenuta perlopiù discosta. Non basta un
terremoto, dunque, a scalfire la fiducia di questi marchigiani
appenninici nelle loro possibilità di ripresa: la hanno già
sperimentate tante altre volte. E allo Messo modo è David Giovannini, un uomo che lavora con le mani e con la sensibilità sua propria, ma che per farlo ha bisogno di un luogo, ampio, confortevole, «suo». Il suo atelier, un antico capannone, un vecchio fienile di mattoni nella Contrada Aschio di Visso, è stato lesionato dal sisma al punto che recuperarlo costa assai più che demolirlo e ricostruirlo altrove. Giovannini non ha ancora potuto decidere cosa farne, aspetta notizie attorno ai contributi per la ricostruzione, e intanto continua a lavorare, instancabile come sempre, alla tela, ma anche al torchio. Valente pittore, infatti, David Giovannini, che ricorda con riconoscenza la scuola di Remo Brindisi all'Accademia di Belle Arti di Macerata, è un grande incisore, che esegue da sé col torchio, senza intermediari, l'intero ciclo della composizione delle sue acqueforti e delle sue litografie, come quasi nessuno fa più. È abituato, nel procedimento dell'incisione, ai tempi lunghi che - dove lui vive -non hanno spaventato mai gente abituata a proiettare l'esistenza sulla interminabile sequenza delle stagioni e della transumanza. Il suo fare d'artista, come la sua disponibilità di uomo per il dialogo, ha i ritmi della montagna appenninica, quei ritmi che abbiamo dimenticato, che forse noi della costa non abbiamo mai avuto: sono i ritmi della natura. E l'artista, nel suo creare riesce a rimanervi fedele. Sicché ogni sua incisione reca i segni anche di una ricerca formale paziente, certosina, raramente furiosa, sempre accurata attorno al gioco di ombre e di luci. Ecco, è la luce la incandescente malia di queste acqueforti, in cui una fonte luminosa lancia bagliori di bianco assoluto nel reticolo delle linee. E anche i dipinti a olio, tessuti in un ordito di segmenti che scandiscono la scena, fanno il curioso effetto di sembrare incisi nel colore, di costruirsi col colore attorno agli stessi accesi effetti di luce delle incisioni. “Vede - ci dice - riservo l'incisione per i mesi più bui, da ottobre a marzo. Torno ai colori e a dipinti quando viene la primavera. Non è una scelta, mi viene spontaneo, ogni anno è così. L'ambiente per l'incisione è la penombra”. Là dove all'improvviso per un raggio che buca la bruma, dalla finestra su in alto la luce piove chiarissima e quieta sulle cose umili dell'esistenza quotidiana. E David Giovannini dà loro la nobiltà di monili. Lucilla Niccolini |