David Giovannini

Profilo di Artista

Goffredo Giachini
Il Resto del Carlino
14 marzo 1975

UNA GRADITA SORPRESA LA PERSONALE DI GIOVANNINI

È stata una gradita, piacevole sorpresa la «personale » allestita da David Giovannini presso la Galleria d' arte del Gruppo Scipione di Macerata. Per inciso un plauso ai giovani artisti maceratesi (il Gruppo Scipione appunto) che, unendosi in sodalizio hanno dato vita e impulso a lodevoli iniziative culturali, a partire dalla esposizione all'aperto in occasione del San Giuliano e relativa asta pubblica, giù giù fino alla recente apertura della “Galleria”, inaugurata con un vernissage di Remo Brindisi.
Giovannini è un vissano, dall'aspetto serio e vagamente ascetico. Il giovane, ancora fortunatamente non inquinato dai miasmi del mondo d'oggi, quasi sterilizzato dall'aria rarefatta dei Sibillini, propone i suoi racconti con dolce abbandono, con un velo leggero di malinconia, con una sorta di malcelato pudore. Eppure a tratti ti lascia esplodere la denuncia (la serie dei “minatori” tutta stilata su toni volutamente grigi e fumosi, ne è la dimostrazione) e con pennellate rapide e decise, traccia sfondi rossastri o arancio-screziati a dare risalto a visi di donna, ad un paesaggio montano, a un nudo.
E sorgono d'incanto i vasi di fiori, così eterei, lievitati sullo sfondo, a mezza strada trai lucenti preziosismi ottocenteschi, (che taluno si incaponisce ad inseguire contro ogni logica e in dispregio all'incalzare dei tempo) e gli essenziali contorni di un Bacosi, di un Monachesi, di un De Pisis.
Spazi e toni sono gli elementi a base della pittura di Giovannini, che possiede una innata abilità nell'equilibrare le composizioni ed una particolare sensibilità per i cromatismi più avanzati, mai azzardati. È raro vedere delle “marine” così ventose, intrise di una salmastra vigoria, o aperture montane così immobili nel tempo.
In alcune tele il giovane artista che agisce isolatamente, lontano da scuole o camarille pseudo intellettualistiche è riuscito, attra-verso una meditata ricerca critica mai sopita, a far sua la componente luce, sì che il quadro vive e vibra di una profonda intima essenza, delineato da una netta e determinante chiarità tonale.
Goffredo Giachini