David Giovannini:
Incontro con il pittore Philippe Artias
Nuovo Chienti e Potenza 4 giugno 2008 - pag 13
Nell’Aprile 1977 David
Giovannini, impaziente d'imparare e già preso dall’inquietudine
degli artisti, era studente dell'Accademia di Belle Arti
maceratese. Alla guida della sua Citroen Dyane 6 azzurra, da
Tolentino, si recò a far visita al pittore francese Philippe
Artias. Il maestro, esponente di primo piano della "Nouvelle
Ecole" di Parigi, allora 65enne, viveva in contrada Colcù 5 di
Caldarola.
Con poche pennellate Giovannini ci
affresca quell'incontro, senz'altro emozionante e gratificante
allo stesso tempo.
"Avevo il desiderio di ascoltare un parere
sulle mie opere di quel periodo in cui frequentavo l'Accademia
con il maestro Remo Brindisi. Seppi che Artias viveva in una
casa isolata a Caldarola, telefonai chiedendo un appuntamento.
Artias mi rispose, con gentilezza e con entusiasmo, che potevo
andare quando volevo.
Un giorno, presi alcuni dei miei quadri di
un genere di pittura affine alla sua (ricerca di colore con
un'espressione tonale, una pittura piatta, grigia un po'
morandiana) e mi recai a fargli visita.
La sua casa era un rifugio, una
sistemazione quasi bohemienne, piena di pace e di serenità che
portava a una proficua creatività. Ammirai e in seguito sognai
quell'ambiente consono al mio modo di vivere a contatto con la
natura e volto a ottenere la massima concentrazione.
Appena mi ricevette nella sua
abitazione-studio mi mostrò tutta la sua vecchia e recente
produzione, illustrandomi dettagliatamente il contenuto e la
tecnica di ogni opera. Grandi tele erano collocate nella stanza
da letto, nell'ingresso, nel soggiorno e addirittura in cantina,
dove lui dipingeva.
Mi trovai di fronte un uomo signorile,
molto sensibile e curioso che mi mise subito a mio agio. Si
entusiasmò vedendo il mio interesse per la sua pittura; notai la
sua impazienza e curiosità per vedere i miei quadri.
Dopo aver visto sì grandi opere, mi sentii
a disagio confrontandole mentalmente con le mie. Invece non mi
fece pesare affatto la sua esperienza, invitandomi ad appoggiare
i miei dipinti uno vicino all'altro, prima alla luce solare e
poi, entusiasta, mi fece accomodare nel soggiorno.
Chiamò la sua donna per un parere. Scese
dal piano superiore e comparve nello studio una bella donna
trentenne, alta, dai capelli lunghi biondi; dal suo esprimersi
notai che proveniva dai paesi dell'est europeo.
La donna s'inseriva molto spesso nei
pareri di Philippe, seppi poi che era una grande critica d'arte.
Notai che tra di loro c'era una profonda intesa e le loro
opinioni collimavano. Il parere di Artias fu talmente positivo,
come del resto quello della sua convivente; si entusiasmarono e
mi fecero seri incoraggiamenti.
Artias mi trattenne più di un'ora dandomi
dei consigli e portandomi continuamente su e giù dallo studio al
soggiorno e alla camera da letto che si trovavano su piani
diversi, facendo delle correlazioni tra la sua opera e la mia.
Mi sembrò di assistere a una lezione accademica.
Fui veramente colpito dalla loro
competenza e sincerità; i loro elogi mi riempirono di un
entusiasmo e di una gioia immensi.
I suoi consigli e gli insegnamenti del
maestro Remo Brindisi e del grande Pietro Annigoni che avevo
conosciuto a Ponte Bulcianese (PT), intento ad affrescare una
chiesa, mi sono stati molto utili negli anni a completare la mia
esperienza artistica.
Rividi Philippe Artias e la sua compagna
in alcune mostre, furono curiosi e mi rivolsero varie domande
sulla mia attività artistica e sul proseguimento della
professione".
Dopo qualche anno anche David Giovannini
si creò il suo rifugio-bottega d'arte nella frazione Aschio di
Visso, dove tuttora prosegue la sua attività. Dopo trentasei
anni di carriera l'artista continua a sperimentare varie
tecniche: affresco con relativo strappo, acqueforti, acquetinte,
litografia su pietra, curando personalmente la stampa. Con
l'attività pittorica si conclude il suo linguaggio artistico.
Ottiene eccellenti consensi di pubblico e di critica e le sue
opere sono esposte nelle migliori pinacoteche d'Italia e a
Cracovia in Polonia.
Eno Santecchia